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Revisione Generale dell’Imposta di Soggiorno: Audizioni in Senato

Revisione Generale dell'Imposta di Soggiorno

SOMMARIO

Introduzione sulla Revisione Generale dell’Imposta di Soggiorno

Il 16 gennaio 2024, il Senato ha ospitato un’importante audizione che ha visto protagonisti gli operatori del settore turistico. L’ordine del giorno era incentrato sulla proposta di risoluzione per una revisione complessiva della disciplina del contributo di soggiorno, istituito con il Decreto Legislativo n. 23 del 2011.

Questa imposta, pur introdotta per finanziare attività e infrastrutture turistiche, ha subito una proliferazione disomogenea a livello comunale. Il parlamento non ha infatti mai emanato il regolamento attuativo che avrebbe dovuto fornire linee guida chiare e uniformi. Di conseguenza, i comuni hanno adottato approcci diversi, spesso in contrasto con i principi di proporzionalità e gradualità che dovevano caratterizzare l’imposta, calibrata sul prezzo del pernottamento. Invece, la tassazione è stata frequentemente variata in base al tipo di struttura ricettiva, non tenendo conto del costo effettivo del soggiorno.

Inoltre, il documento rileva che l’Italia si posiziona tra i Paesi con le tariffe di soggiorno più elevate in Europa. Questo incide negativamente sulla competitività del settore turistico nazionale rispetto ai concorrenti diretti.

Un ulteriore punto di criticità riportato nell’atto di indirizzo attorno al quale ruota la discussione riguarda le nuove forme di turismo, come gli affitti brevi, che sfuggirebbero spesso ai controlli fiscali. Questo creerebbe un carico fiscale sproporzionato sulle strutture ricettive tradizionali, che risulterebbero maggiormente tracciabili e tassabili. E’ Dario Pileri di Pro.loca.tur. che smentisce questo punto. Sottolinea infatti che le prenotazioni degli affitti brevi sono nella stragrande maggioranza provenienti da piattaforme on-line che spesso versano la tassa di soggiorno ancor prima che il canone arrivi ai proprietari, rendendo l’evasione prossima allo zero.

All’interno della discussione, si evidenziano diverse aree di consenso tra tutti gli intervenuti:

  1. Proporzionalità dell’Imposta: Vi è un ampio accordo sulla necessità di legare l’imposta di soggiorno al prezzo effettivo del pernottamento. Un esempio in tal senso è la proposta di Airbnb di calcolare l’imposta come percentuale del prezzo di affitto, seguendo il modello adottato in Francia.
  2. Armonizzazione dei Parametri Comunali: Si sottolinea l’importanza di standardizzare i criteri che i comuni possono adottare per l’imposizione e le esenzioni, al fine di semplificare il processo di riscossione per gli operatori turistici.
  3. Finalità dell’Imposta di Soggiorno: È fondamentale garantire che i ricavi generati da questa imposta siano effettivamente destinati a supportare attività turistiche, rispettando l’obiettivo originario della legge. Ciò eviterebbe che i fondi raccolti vengano utilizzati per coprire deficit di bilancio comunali, provocando un circolo vizioso di incrementi fiscali che danneggiano l’attrattività delle destinazioni turistiche.
  4. Centralizzazione della Riscossione: Vi è un forte appello per un sistema centralizzato di riscossione, in modo che gli operatori possano effettuare i pagamenti attraverso un unico meccanismo valido su tutto il territorio nazionale, evitando la necessità di interfacciarsi con svariati software comunali spesso inadeguati.

Infine, è stato frequentemente citato il caso di Roma come esempio negativo. Nel capoluogo il contributo di soggiorno è stato utilizzato per colmare buchi di bilancio, con tariffe elevate e scarsa adesione ai principi di gradualità.

Diverse Prospettive nella Revisione generale dell’Imposta di Soggiorno: I Punti di Vista dei Rappresentanti delle Categorie

Revisione Generale dell'Imposta di Soggiorno

Abbiamo detto che la quasi totalità degli auditi concorda sui punti citati. Ora vediamo le istanze specifiche che le diverse voci hanno evidenziato per la riforma dell’imposta di soggiorno.

La delegata dell’Associazione Nazionale Confindustria Alberghi ha enfatizzato come le tariffe dell’imposta, in Italia, siano tra le più elevate tra i paesi concorrenti. Questo mina la competitività del sistema turistico italiano, ostacolando la crescita economica. Ha inoltre criticato l’approccio dei comuni che, variando improvvisamente l’importo dell’imposta, hanno in un certo senso violato dei contratti già conclusi con i turisti. Questo ha dannenggiato l’immagine dell’Italia come destinazione turistica seria ed affidabile.

Alessandro Canelli, delegato dell’ANCI e rappresentante dei comuni, ha espresso una posizione leggermente diversa, sostenendo la necessità per i sindaci di avere maggiore flessibilità nella destinazione delle risorse raccolte, per potenziare tutti i servizi influenzati dall’attività turistica. Questa visione appare in contrasto con il consenso generale sull’uso specifico dell’imposta per attività turistiche dirette pur apparendo fondata.

Marco Celani, rappresentante dei gestori di affitti brevi, ha evidenziato le problematiche di Roma, dove i cittadini affrontano un’ingiusta difficoltà nel contestare conteggi errati da parte del comune. Ha quindi proposto l’armonizzazione degli importi, delle modalità di pagamento e delle esenzioni, oltre all’istituzione di un unico punto di pagamento per tutta l’Italia.

Dario Pileri, presidente di Pro.loca.tur., ha sottolineato la necessità di semplificare il processo di raccolta e versamento dell’imposta per facilitare i proprietari privati. Questi infatti non contano su uffici contabili o software di gestione. Si occupano di tutto da soli, e per questo i complessi sistemi contabili comunali pesano maggiormente sulla loro attività.

L’intervento di Airbnb si è incentrato sull’adozione di un sistema semplificato a livello nazionale, basato su un’aliquota percentuale dell’imposta di soggiorno, seguendo il modello francese.

Infine, il delegato di Federalberghi ha offerto un’interessante prospettiva: l’imposta di soggiorno non dovrebbe essere legata esclusivamente al pernottamento. Ha suggerito di estendere il contributo ad altre attività turistiche, come guide, ristoranti e organizzatori di eventi, proponendo che una parte dell’IVA generata da queste attività sia destinata al contributo di soggiorno, per garantire una distribuzione più equa del carico fiscale tra tutti gli operatori nell’ottica del “pagare tutti per pagare meno”.

Conclusione sulla Revisione Generale dell’Imposta di Soggiorno

In conclusione, colpisce il fatto che le categorie propongano per la maggior parte soluzioni condivise. Emergono differenze di vedute tra le varie categorie, ma non significative.

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