Super Green Pass Sinovac

Il super greenpass per Hotel si scontra con la realtà davanti ai miei occhi, e mi fa vacillare.

Non sono un fan delle restrizioni relative alla pandemia. Ma non sto seduto io sulla sedia di chi comanda. Non ho letto tutte le proiezioni e i bollettini medici. Non ho consiglieri scientifici e non sono in possesso di tutte le informazioni necessarie a prendere decisioni riguardo al covid.

In generale tendo verso l’ideale che il bene comune prevalga sulle paure e gli interessi del singolo. Apprezzo quando, come milioni di individui, ci muoviamo tutti insieme perseguendo un obiettivo comune, perché ci rendiamo parte di qualcosa più grande di noi stessi, dimostrando che in noi c’è qualcosa in più della mera lotta per la sopravvivenza e la prevaricazione.
Forse, seduto su quella sedia e in possesso di tutte le informazioni, avrei preso le stesse decisioni.
Ma questo non si può sapere, e non ha niente a che vedere con il problema al centro di questo articolo, salvo inquadrare il contesto.

Veniamo al fatto. Dopo il decreto sul super green pass per gli hotel, con un po’ di mal di pancia per le prenotazioni perse, io e il mio staff iniziamo a sbarrare le porte a chi non è in possesso dei requisiti. Dura lex, sed lex.

Poi arrivano degli ospiti con doppia dose e un lindo e pinto green pass del tutto simile a quello italiano. Solo che il fatidico passaggio sotto l’occhio bionico dell’app, che amorevolmente chiamiamo verifack, invece di far brillare di quel consueto verde speranza lo schermo dello smartphone, lo tinge di un inquietante color rosso sangue.

Nella concitazione del momento, con gli ospiti sulla porta di casa all’una di notte, gli occhi gonfi per il viaggio e lo sguardo sgomento, cominciamo a girare e rigirare quel salvifico pezzo di carta che si è appena trasformato nella pietra dello scandalo. Le date sono corrette. I nomi sono corretti. Le dosi sono due. Qual è il problema?
Alla fine una breve parolina scritta in piccolo da un lato scioglie ogni dubbio: SINOVAC. Il suono mi ricorda il nome di una delle fantomatiche organizzazioni contro cui combatteva 007 nei gloriosi anni della guerra fredda.
Ma quei 4 ragazzi con un neonato in braccio non sono agenti in incognito della SMERŠ o della SPECTRE, e neanche NOVAX che cercano di entrare di straforo.
Hanno fatto due dosi di vaccino prendendosi i loro rischi come noi.
Certo, non hanno letto correttamente le informazioni (immagino cristalline e chiarissime) messe a disposizione dei viaggiatori internazionali dal nostro legislatore, ma lasciarli per strada è una soluzione equa? Persegue il bene comune?
In un attimo sono certo di trovarmi nella più classica trappola della legalità: quello che è lecito, ossia che rispetta la legge, non è equo, non è giusto e non è opportuno.

Non è equo perché punisce i colpevoli con una pena che va obiettivamente contro i diritti umani (lasciare una famiglia in strada in una notte di gennaio). Neanche chi commette crimini violenti è condannato a tanto.

Non è giusto perché, pur essendo i viaggiatori formalmente nel torto, anche chi informa (lo stato) ha una responsabilità nella mancata comunicazione. Ed inoltre poter accedere al paese (basta un tampone) e poi non poter alloggiare sa un po’ di trappola. Perché farli entrare, se poi non possono usufruire di un diritto di base come quello di dormire al caldo sotto un tetto?

Non è opportuno, perché non ha niente a che vedere con l’intento della legge, che è dichiaratamente quello di aumentare il numero dei vaccinati, non punire chi si è comportato esattamente come noi vaccinati, mettendosi in fila e ricevendo la propria dose.
Insomma qui carte, scartoffie e QR code hanno preso la tangenziale e sono lontani anni luce dalla situazione concreta.

Altro caso pochi giorni dopo. Quattro ospiti cinesi prenotano per un mese intero un appartamento.
Hanno il visto dell’ambasciata, la prenotazione per il vaccino Pfizer, hanno intenzione di fare la quarantena.
Dei bravi cittadini insomma. Ma portatori di un peccato imperdonabile: hanno ricevuto il vaccino SINOVAC.
Quindi possono entrare in Italia regolarmente, anche col timbro della nostra ambasciata, poi però non potranno alloggiare da nessuna parte. Nell’ottica del nostro legislatore li aspettano 30 giorni all’addiaccio. Una macchinazione burocratica imbarazzante. Ma possibile che sia davvero così? La ASL al telefono conferma.

Non sono io che posso decidere come ho detto all’inizio, però certo segnalare che c’è qualcosa che non va posso farlo.

Sperando che magicamente la mia voce arrivi a chi può risolvere questo problema, mi chiedo se non sarebbe il caso di fare una delle seguenti cose:

  • estendere il green pass rafforzato a tutti i vaccinati con qualsiasi vaccino;
  • non permettere a chi non ha il green pass rafforzato di partire salvo avere un domicilio privato in cui risiedere una volta arrivati;
  • togliere l’obbligo di green pass per le strutture ricettive visto che, anche alla luce di quello che ho scritto, forniscono un bene primario che non si può negare a chi ne ha bisogno;
  • la prossima volta che si legifera su un argomento, alzare il telefono e chiamare, non dico per forza un’associazione o un esperto, ma almeno un amico o un conoscente che fa quel lavoro, chiedendogli quali problemi potrebbero sorgere 🤣

Ecco un altro articolo che parla della stessa situazione:

https://www.ilsussidiario.net/news/super-green-pass-vaccini-lostacolo-a-turismo-e-affari-internazionali-per-litalia/2277970/amp/

Pubblicato da Simone Trimarco

Simone Trimarco si occupa di case vacanze dal 2013. E' co-fondatore di Homy Host. Nel corso della sua carriera ha gestito oltre 70 immobili aprendo le porte (metaforicamente diciamo!) a oltre 10.000 ospiti. E' laureato in Music Performance presso l'università del Surrey.

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